Ninfeo - Stadio

Si tratta dell’area compresa tra il cd. Palazzo d’Inverno e il corpo tripartito dell’Edificio a Tre Esedre, in cui l'azzeramento degli elevati a seguito delle spoliazioni ne suggerì l'interpretazione come Stadio, unicamente in base alla pianta; da qui il nome convenzionale di Ninfeo- o Giardino-Stadio con il quale tale spazio viene designato ancora oggi.

Direttamente collegato a Nord con il Pecile, le Terme con Heliocaminus nonché, attraverso un passaggio sotterraneo, con il Teatro Marittimo e la Saladei Filosofi e  a Sud  con il Quadriportico antistante le Piccole Terme, il Ninfeo-Stadio aveva l’accesso principale dall’Edificio con Tre Esedre. In asse con la sala centrale coperta di quest’ultimo era un cortile, arricchito probabilmente di piante e fiancheggiato da portici, attraverso i quali si poteva raggiungere l’Edificio con Peschiera ubicato sul lato opposto del cortile; questo spazio aveva, oltre che una funzione di raccordo, anche quella di separazione delle due ali del Ninfeo-stadio, sistemate in modo differente.

L’ala settentrionale è costituita da un vasto giardino rettangolare porticato, sul quale si aprivano tre ambienti dotati di una lussuosa latrina di uso imperiale; il giardino era ornato da una lunga vasca rettangolare, fiancheggiata da due fioriere delle stesse dimensioni, ancora oggi visibili. Seguiva un’area delimitata da pilastri, che forse sorreggevano un pergolato, con fontana quadrata al centro e sei fontane minori di forma esagonale all’esterno. Infine, a ridosso di uno dei portici del cortile centrale, e aperto su di esso, era un padiglione (oggi distrutto come del resto quasi tutta la zona circostante), delimitato da muri e colonne, sulla cui tipologia di copertura gli studiosi sono discordi.

Sul lato opposto, desinente in una grande fontana a esedra gradonata, con nicchia centrale e cascatelle che consentivano effetti d’acqua scenografici, è riconoscibile un grande podio rettangolare circondato da colonne: la collocazione stessa di questo ambiente, con vista sulla fontana monumentale e sul cortile centrale, fa ipotizzare che si trattasse di un triclinio estivo, le cui pareti erano chiuse probabilmente solo da tendaggi ed il pavimento presentava una ricca decorazione marmorea. La sala sarebbe stata realizzata con un voluto richiamo ad analoghi esempi allora esistenti a Roma, come l’Auditorium di Mecenate, trasformato in triclinio estivo forse da Tiberio e ugualmente caratterizzato da una pianta absidata con cavea gradonata e giochi d’acqua.